Colori come stato d'animo

Catalogue 2016

di Giovanni Faccenda

«No man can reveal to you aught but that which already lies half-asleep in the dawning of our knowledge»
- Kahlil Gilbrain, The Prophet -

<<Painted in 1893 by Munch ‘The Scream’ returns to echo throughout the Bay of Naples: it resurfaces ominously amid the alleyways of Stella and Montecalvario, as well as on the characteristic facades of the dwelling houses in the Sanità district, and beyond, as far as the sea of Coroglio and Posillipo, eventually to reach the shadow of the volcano, the world-wide symbol of the city.

The scream is voiced yet again, resurrected as though it were salt on so many incurable wounds in the work of Gennaro Regina, an exceptional figure in a contemporary scenario in a world of art that has now deteriorated towards mediocrity, and far too long bereft of any uplifting works of excellence. And yet, for his character, his method of self-expression and personal urgency, Regina, in contrast, arouses our interest regarding his individual work technique: at the point where photography and painting find a studied, albeit original, happy mix,- where the task is set for us to discover the role played by the one as well as the other in his representation, as being the more properly functional. You imagine - but wrongly so - a varied code of expression: but to the image he has elaborated the task has been given of presenting the sense of something which, albeit under the daily gaze of everyone, seems as though it is there to be discovered now for the first time. Regina invites us to reflect: colours like states of mind define that which is an inner mental mapping, inhabited by fearful fits and starts, feelings of trepidation, anxieties and sudden bursts of bewilderment.
The eruptions he depicts even appear cathartic: although they evoke in our minds the memory of death and destruction now far removed from us in time, they are in fact the sign of a vital living energy which is present in the symbolical explosion of those human miseries that had dared to repress it.
Thus Vesuvius becomes an icon of modern-day living, reaching upwards to skim the secrets of the sky, like an ancient Egyptian pyramid, charged with allusive meanings - so recurrent in Regina’s work-to make us forget for a brief moment the physical dimension of its own real monumental nature.

In the meantime the shout meets fire and light, the unrestrained wish of one who is accustomed to pushing himself beyond appearances into those regions of the spirit where access is easier for dreamers and for visionaries alike. Hope is tinged with red and pours into the pacified blue of the sea, while the temperature of an existential analysis carried out beyond the striking appearance of the places represented does not wane.

What we have been given to view is no longer Naples, but an ideal city. Indeed all visual references still remain faded out as in a dream, bathed in colour, but serving to tell us that spaces set aside for human destiny are in fact the same throughout the world. Regina’s scream reaches other imaginary shores, squares, buildings and people (more especially) which you can only succeed in imagining in his paintings within those deep cavernous afflictions of the mind which precede unseen overflows of layer upon layer of anguish and distress.

There is a panic tension in this picture that reeks of ash and salt, and of accusations and supplications, reverberating between the foreground and the horizon in the background. It is almost as if the author intended to take on himself a question shared by the majority, to appear here - in the lapidary eloquence of a word inscribed in a motif among the most incisive - the silent invocation, the overflowing of an inner need to be given expressive voice by a screamed word: enough!
But what is ‘enough’? Regina is right: «it’s far too easy just to scream the word ‘enough!’» You must act. A painter gathers his paintbrushes together, prepares his colours on his palette and draws close to his easel. He has several ways of making his own contribution, to help the others recognise themselves in a truth which is within the reach of everyone. Only it would suffice just to desire it: just as you desiresunshine on a freezing wet day, or a drink of water when you’re thirsty. His painting is loaded with an ethical commitment that gives it substance and ennobles it. Also for this reason Regina deserves waiting for: in the years to come that with his wonted vigour and his somewhat sharp poesy, he will certainly continue to summon our attention with a scream, which is born like lava from a volcano where a tiny burning fire still keeps us alive within.

di Giovanni Faccenda

«Nessuno può rivelarvi nulla se non ciò che già si trova in stato di dormiveglia nell’albeggiare della nostra conoscenza»
- Kahlil Gilbrain, The Prophet -

<<Il grido dipinto nel 1893 da Munch torna ad echeggiare nel golfo di Napoli: riaffiora, sinistro, tra i vicoli di Stella e Montecalvario, sulle facciate caratteristiche delle case di Sanità fino, ancora, al mare di Coroglio e Posillipo, raggiungendo infine l’ombra del vulcano simbolo universale della città.

Il grido risorge, come fosse sale su tante insanabili ferite, nell’opera di Gennaro Regina, singolare figura in uno scenario contemporaneo ormai livellato verso il basso e da troppo tempo orfano di qualche salutare eccellenza. Per temperamento, percorso espressivo, urgenze personali, Regina, all’opposto, suscita un interesse esteso al peculiare ambito tecnico del suo lavoro: laddove, infatti, fotografia e pittura trovano meditata quanto originale mescolanza, è dato di scoprire - dell’una come dell’altra - il ruolo, nella rappresentazione, più propriamente funzionale. Indovini, a monte, un variegato codice espressivo: all’immagine elaborata è affidato il compito di partecipare il senso di qualcosa che, quantunque sia quotidianamente sotto gli occhi di tutti, è come se fosse da scoprire, ora, per la prima volta.
Regina invita alla riflessione: colori come stati d’animo definiscono quella che è una geografia interiore, abitata da fremiti e trepidazioni, ansie e repentini smarrimenti. Le eruzioni che egli dipinge appaiono persino catartiche: sebbene evochino, nella mente, la memoria di morti e distruzioni remote, sono, in realtà, il segno di un’energia vitale che riprende, nell’esplosione emblematica di quelle miserie umane che avevano osato soffocarla. Un’icona della contemporaneità diventa così il Vesuvio, alto fino a sfiorare i segreti del cielo come un’antica piramide egizia e colmo di significati allusivi - tanto ricorrenti nel lavoro di Regina - da far dimenticare, per un attimo, la dimensione fisica della propria monumentale natura.

Il grido, intanto, incontra fuoco e luce, l’indomita volontà di chi è abituato a spingersi oltre le apparenze, in quei territori dello spirito dove più facile è l’accesso ai sognatori come ai visionari. La speranza si tinge di rosso, allaga nell’azzurro pacificato del mare, mentre non diminuisce la temperatura di un’analisi esistenziale condotta oltre la suggestiva parvenza dei luoghi raffigurati.

Non è più Napoli, in fondo, ma una città ideale ciò che è dato vedere.
Permangono riferimenti visivi sfumati come un sogno, bagnati dal colore, utili, appunto, a dirci la realtà di spazi che sono, per il destino dell’umanità, uguali in tutto il mondo. Il grido di Regina guadagna altri lidi immaginari, piazze, palazzi e gente (soprattutto) che, nei suoi dipinti, riesci tuttavia soltanto a fantasticare, in quei travagli cavernosi dell’anima che precedono invisibili straripamenti di angosce stratificate.

C’è, in questa pittura che odora di cenere e di salsedine, di denunce e richiami, una tensione panica che si riverbera fra il primo piano e l’orizzonte. Quasi l’autore intendesse farsi carico di una domanda condivisa dai più, ecco apparire - nella lapidaria eloquenza di una parola inscritta in un motivo fra i più incisivi - l’invocazione taciuta, la tracimazione di un bisogno interiore esteriorizzato da un urlo: basta!

Basta cosa? Ha ragione Regina: «È troppo facile gridare solo: basta!»
Occorre agire.

Un pittore raduna i pennelli, prepara i colori sulla tavolozza e si avvicina al cavalletto. Ha vari modi per offrire il proprio contributo, per aiutare gli altri a riconoscersi in una verità che è alla portata di tutti. Solo, basterebbe volerla: come si desidera il sole in una giornata di gelo o di pioggia, l’acqua quando si ha sete. La pittura si carica di un impegno etico che la sostanzia e la nobilita. Anche per questo Regina merita di essere atteso: negli anni che verranno è certo che, con il consueto vigore ed un’asprigna poesia, egli continuerà a richiamare la nostra attenzione con un urlo, vero, che nasce, come lava di vulcano, dove ancora un piccolo fuoco acceso ci tiene vivi dentro..>>

Giovanni Faccenda

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