Homo Ludens

Catalogue 2016

Homo Ludens

Prefazione al catalogo di Vittorio Sgarbi

<< The announcement of a new artist is always a reason for anxiety and suspicion. It will be necessary to understand his reasons cautiously rejecting his expectations, reassuring him of his desirable matureness, finding reasons to back out.

This is the state of mind of a critic, and mine in particular, when a young, unknown artist asks me to write, to present, and to introduce.
I imagine many of my colleagues going beyond “no”, when they are not open to everything, may seek words in this circumstance to present the unpresentable, which means finding pretenses or excuses to argue the reasons of an artistic choice among thousands of possibilities.

Fortunately, it was not Gennaro Regina’s case, a Neapolitan artist who introduces himself as “independent and free from everything and everyone.” He asked me for an introduction in the catalog of his works in good memories of my old relation with his father Luigi, an antique
bookseller. When I was still a student I used to frequent his library in via Costantinopoli in Naples and would get the catalogs of the bibliophiles that were for sale.

In fact, I had an immediate feeling of empathy once opening the file with the images of his paintings. I became curious to see them, delighted about Regina’s search to identify the archetypes of universal consideration.

Regina is not afraid to be or to appear sentimental. He is not afraid of sunrises and sunsets. He is not afraid of romantic images. He is not afraid of the moonlight, and of the other repertoire that was eliminated by the Avant-garde, and especially by the Futurists.

In the past hundred years, someone tried to paint landscapes, to express feelings, to show emotion through the beauty of nature. “ See Naples and die.” Today one dies without seeing anything. He portrays the death of things, the death of the heart, and the end of feelings.
However, a man hasn’t changed with time, he is the same as he has always been. He suffers and loves. Searches, sacrifices, desires.

The first landscapes I’ve seen by Gennaro Regina seemed direct, overwhelming, perfect, almost too controlled. I understood that Regina was playing with the tradition, that has been mocked and forgotten, insisting on the red of the skies, on the sea as a mirror, on the wind, the clouds, the rocks of ice, the volcano like fireworks, the sunset behind Faraglioni, Ischia, Capri, Procida. Even the effect of the ghostly moon on the historic pine tree in front of Mount Vesuvius. His works has all elements of a desecrated and consecrated repertoire.
Perfect and playful.
Romantic and hilarious.
Naive and cunning.
This is what I thought.

Then one painting in particular, a perspective of a tennis court with a tennis ball up in the air, made me consider the cunning and malice of someone who is well aware of the tradition of Modern, Pop Art, Alex Colville and Antonio Recalcalati.

A skillful, wise and charming image.
Regina moves between different styles. His work welcomes clichés and original compositions with unusual cuts.

A skillful, wise and charming image.
Regina moves between different styles. His work welcomes clichés and original compositions with unusual cuts.

When playing with the moon and the effects of the night, he seems to go back to remote models like the whims of Leonardo Coccorante.
When he wants to desecrate portrays a confined space with Crepax’s Valentina, but even then it’s not more pop than Leonardo’s Vitruvian Man.

They are icons of amusement of a skillful painter who does not want to remain in a world of clichés and who understands the privilege of his Neapolitan origins, and of being able to live and tell emotions that othersare not permitted. This is how he stands before us in a peremptory manner without shortcuts, with his blunt images. He does not want to deceive, and does not want to be deceived. Therefore, he begins a long journey that will bring him to show intelligence and passion through the highest concept of art as amusement.>>

Prefazione al catalogo di Vittorio Sgarbi

<< L'annuncio di un pittore nuovo è sempre motivo di ansia e di sospetto.
Occorrerà capire le sue ragioni, respingerne, con prudenza, le aspettative, rassicurarlo sulla sua auspicabile maturazione, trovare il modo di sottrarsi.
È questo lo stato d'animo del critico, E mio in particolare, quando un giovane, sconosciuto artista, mi chiede di scrivere, di presentare, di introdurre.

Immagino che molti colleghi, superato il no, quando non siano disponibili a tutto, cerchino parole di circostanza per presentare l'impresentabile, ovvero trovare appigli o pretesti per indicare le ragioni di una scelta artistica, tra le mille possibili.

Non è stato, fortunatamente, il caso di Gennaro Regina, un artista Napoletano che si annuncia «indipendente e libero da tutto e da tutti».
E si rivolge a me per una presentazione al catalogo delle sue opere, ricordando i miei antichi rapporti con suo padre, il libraio antiquario Luigi, di cui, ancora studente, frequentavo la libreria di via Costantinopoli a Napoli, e ricevevo i cataloghi delle sue offerte bibliofile.

Infatti, aperto il file delle immagini dei suoi quadri, ho avuto la sensazione di immediata condivisione. Mi sono incuriosito di vederle, compiacendomi della ricerca di Regina nell'identificare archetipi di universale considerazione.

Regina non ha paura di essere e di sembrare sentimentale. Non ha paura delle albe e dei tramonti. Non ha paura delle immagini romantiche. Non ha paura del chiaro di luna, e di tutto il repertorio che fu eliminato dalle avanguardie, e in particolare dai futuristi.

Qualcuno ha ancora tentato, negli ultimi cento anni, di dipingere paesaggi, di esprimere stati d'animo, di mostrare emozioni davanti alla bellezza della natura. «Vedi Napoli e poi muori». Oggi si muore senza vedere nulla. E si dipinge la morte delle cose, la morte del cuore, la fine dei sentimenti. Però l'uomo è quello di un tempo, quello di sempre. Soffre e ama. Cerca, rinuncia, desidera.

I primi paesaggi che ho visto in Gennaro Regina mi sono sembrati immediati, travolgenti, perfetti, perfino troppo riusciti.

Ho capito che Regina giocava con la tradizione irrisa, dimenticata, insistendo sul rosso del cielo, sul mare come uno specchio, sul vento, le nuvole, le rocce di ghiaccio, il vulcano come un fuoco d'artificio, il tramonto con i faraglioni, Ischia, Capri, Procida. E anche gli effetti lunari, spettrali, il pino storico davanti al Vesuvio.
Tutti gli elementi di un repertorio dissacrato e consacrato.
Perfetto e giocoso.
Romantico e ilare.
Ingenuo e furbo.
Questo ho pensato.

Poi un dipinto in particolare, con la prospettiva a mezz'asta di un campo di tennis, e la palla sospesa, mi hanno fatto considerare la furbizia e la malizia di chi è consapevole della tradizione del Moderno, la pop art, Alex Colville e Antonio Recalcalati.

Un'immagine abile, suggestiva, sapiente.
Dunque Regina si muove su diversi registri. E si compiace di luoghi comuni e di tagli compositivi originali e insoliti.

Quando gioca con la luna e con gli effetti notturni, sembra persino rimandare a modelli remoti come quelli dei capricci di Leonardo Coccorante.
Poi però vuole dissacrare, e immagina spazi chiusi, con la Valentina di Crepax non più pop dell'uomo ideale di Leonardo.

Sono divertimenti e icone di un pittore abile che non vuole farsi stringere in un clichè e che capisce il privilegio delle sue origini, di essere napoletano, di potere vivere e raccontare emozioni che ad altri non sono consentite. Così ci sta davanti in modo perentorio, senza scorciatoie, con immagini dirette. Non vuole ingannare e non vuole essere ingannato. In tal modo inizia un lungo percorso che lo porterà a far vedere intelligenza e passione, nella concezione più alta dell'arte come gioco. >>

“Gennaro Regina, homo ludens.”

Vittorio Sgarbi

www.vittoriosgarbi.it

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